Via Sannio

Via Sannio

Anche questo mercato prende il nome dalla via principale dove si svolge ed è famoso per l’abbigliamento soprattutto giovanile. Formato da una serie di banchi coperti, il mercato è aperto ogni mattina con esclusione della domenica e si snoda attraverso una miriade di stradine formate dai banchi degli espositori che sono attaccati uno all'altro.
A via Sannio si trova merce usata, soprattutto giacche di pelle o di renna molte delle quali originali degli anni settanta. In altri banchi si possono trovare jeans e magliette di tutte le marche e di tutti i generi, scarpe e persino abiti di scena. Altri banchi ancora vendono articoli militari e attrezzature di campeggio e da pesca.
Anche e soprattutto qui è necessario contrattare per riuscire a fare un buon affare anche perché i venditori sono tanti – pure abusivi - e c’è molta concorrenza e capita spesso che lo stesso capo di abbigliamento acquistato ad un prezzo possa essere venduto poco più avanti ad un prezzo inferiore: quindi la prima regola da seguire è quella di non fermarsi al primo banco ma di fare una vera e propria ricerca per riuscire ad aggiudicarsi l'offerta migliore. Un’altra regola di “sopravvivenza” è quella di offrire almeno il 50% in meno di quello che il venditore chiede per un oggetto: discostarsi da questo precetto significa quasi sempre salassare il portafoglio e acquistare poco e male.
Il cuore del chiassoso mercato di via Sannio, il nucleo storico, è situato dopo una sorta di doppia porta costituita dai banchi che la circondano. Il corridoio costituito dai banchi si fa sinuoso, stretto ed affollato e arriva ad una specie di piazzetta. In ogni angolo di via Sannio, i mercanti si atteggiano ad una vera e propria caccia al cliente che a volte può risultare anche fastidiosa. Se non fosse che si è certi di stare a Roma, a S. Giovanni, dai toni, dal dialetto, dai traffici, si direbbe di stare in una Napoli del secolo scorso. Ma tant’è, questa è la caratteristica di via Sannio dove ogni venditore ti chiede appena vede avvicinarti“che te serve a ragà”.